.

Laurentius
Il blog di Lorenzo Mercurio
SOCIETA'
23 dicembre 2011
Costruire? Si perde tempo. Meglio distruggere.
Il termine di un'esperienza lunga diversi mesi nel settore sociale, al fianco di persone (educatori, psicologi, grafici, fotografi e coreografi, ma anche storici e tecnici di diverso tipo) che, dire sia stato un piacere aver conosciuto è solo un eufemismo, ha contribuito all'evoluzione di molte mie riflessioni personali, lasciate spesso a se stesse, di volta in volta, in un angolo della mente. Adesso tutte queste idee si sono all'improvviso ripresentate alla mia attenzione, quasi di colpo, senza prima avvertirmi, formando innanzi a me un piccolo ma coerente puzzle.
In particolare, durante questi mesi, mi sono posto la domanda delle domande, la cui risposta avrebbe potuto avere il valore di almeno un miliardo di dollari: perché esiste il degrado in determinati ambienti..? Mi sono dato la risposta? Naturalmente no. Ma credo sia stato importante il percorso mentale che mi ha comunque aiutato a vedere delle possibili concause nella preferenza, da parte di determinati individui cosiddetti 'a rischio', della 'distruzione' rispetto alla 'costruzione'.
Provo a spiegarmi meglio. Lavorando in un difficile quartiere come quello del Borgo Nuovo di Palermo ci si rende immediatamente conto di aver a che fare con una realtà molto particolare, in cui vi è molto di socialmente positivo ma anche tanto di negativo, quasi in un'estremizzazione e amplificazione di quanto possa essere percepito come negativo all'interno della complessiva società in cui siamo chiamati a vivere e ad operare. E' immediatamente evidente il degrado ambientale, figlio legittimo di condizioni sociali spesso estreme, che riguarda anche i locali dei centri d'accoglienza ed educazione del quartiere sopra citato, degrado che vede responsabili sì le istituzioni che, sicuramente, tardano e latitano nel momento in cui deve essere messo apposto qualcosa in simili contesti, non solo fisicamente ma anche nella gestione e nell'approccio verso determinate realtà sociali. Ma il problema è che quei disastri sono stati comunque compiuti. Quelle porte perforate, portoni distrutti, servizi igienici maleodoranti e malfunzionanti, finestre spaccate, solai disintegrati, macchine distributrici di caffè, bevande e merendine resi un cumulo di vetro infranto... sono di fatto stati danneggiati, volontariamente, da teppisti del luogo, forse anche dagli stessi frequentatori dei centri aggregativi verso cui è rivolta tale violenza. Sostituire o riparare di volta in volta gli oggetti danneggiati, che torneranno ad essere danneggiati in pochissimo tempo, è solo un evidente palliativo, oltre che una spesa immane di denaro pubblico, e certamente non può dunque risolvere il problema. Di contro, avviare un processo educativo che sia in grado di far crescere in un modo alternativo dei soggetti con indole distruttiva appare arduo, e talvolta impossibile. Qui entrano certamente in ballo i modelli culturali differenti di chi vorrebbe impartire un tipo di educazione e chi invece ha già di suo degli standard educativi di altro tipo, dettati dal rispettivo ambito familiare o comunque quotidiano. Ma qui, forse con poca scientificità accademica, si sta tentando di vedere la questione sotto un altro punto di vista: i soggetti 'distruttivi' di cui si sta parlando tendono al rifiuto di un incoraggiamento ad un atteggiamento socialmente costruttivo, secondo regole fondamentali che riguardano le basi della nostra comune società, non di un'altra. Qui non si sta trattando di una scuola intenzionata ad insegnare la lingua italiana a chi in casa ha sempre parlato il siciliano, ma di un incoraggiamento, per mezzo di attività particolari quali il ballo, la passeggiata per monumenti o la creazione di modellini, alla cooperazione reciproca verso l'idea di un bene comune che riguardi non solo il proprio raggio familiare o di conoscenze ma la società in cui si vive e ai quali margini, al momento, si vive.
Le risposte che autonomamente sono riuscito a darmi possono rasentare la scontatezza, se non addirittura l'inopportunità, ma desidero ugualmente esporle, lasciando di certo spalancata la porta del dibattito e del confronto a chi vorrà dare il proprio contributo. Vi prego comunque di seguire il mio ragionamento.
Mi sembra di intravedere il fulcro dell'opposizione 'distruggere vs costruire' nel tema della 'fretta', della frenesia, del tempo che si accorcia e che si rivolge sempre di più a termini di breve scadenza, tralasciando quasi del tutto ciò che non riguarda un risultato temporalmente a noi adiacente. La società 'occidentale' (termine che detesto ma che costituisce ormai il più riconosciuto calderone semantico entro cui far bollire tutta una serie di aggettivi e di indiscriminati luoghi comuni) ha adottato a pieno titolo la legge della 'fretta', e questo non per chissà quale colpa o scelta deliberata e scellerata, ma per l'ovvio evolversi delle tecnologie che da un lato semplificano sì l'esistenza, ma dall'alto riescono a creare un affollamento di priorità molto denso all'interno della singola vita di ogni individuo, proprio perché, portando a termine un lavoro o una qualsiasi altra attività in tempi sempre più ristretti, rimane del tempo in avanzo che deve pur sempre essere impiegato in nuove attività, prima impensabili, innescando un processo di accelerazione degli affari, degli impegni, dei termini di scadenza, e dunque proprio la percezione di un accorciamento del nostro tempo. Ciò può rispecchiarsi nel desiderio e nella ricerca di un fine che possa essere raggiunto il più presto possibile, qualsiasi sia la conseguenza a lungo termine alla quale si penserà a tempo debito, in un eterno rinvio di responsabilità. La tecnologia riguarda ricchi e poveri, talvolta con poche differenze: anche un disoccupato medio potrebbe benissimo considerare indispensabile acquistare, talvolta perfino con l'accumulo di debiti a suo carico, un telefono cellulare d'ultima generazione, poichè la comunicazione mediatica 'impone' quel determinato oggetto come indispensabile all'emancipazione sociale dell'individuo, se non addirittura alla sua stessa vita. Tale emancipazione arriverà certamente dal punto di vista dell'evoluzione tecnologica verso orizzonti sempre più avanzati, ma non darà al soggetto gli spunti necessari per poter finalmente vivere su un gradino sociale più alto come invece desidererebbe, soltanto per il fatto di avere in tasca un oggetto ad altissima tecnologia. Viviamo dunque in un mondo che ci permette di accorciare i tempi di una qualsiasi attività e di vedere un risultato immediato, e le classi sociali più povere ed emarginate non sono esenti da tale processo. Siamo ormai tutti assuefatti da questo modo di intendere il tempo. Il risultato immediato di un'opera viene percepito come l'unico bene possibile, e non viene messa in conto alcuna conseguenza, pur conosciuta, di un atto che possa invece causare un danno che si ripercuoterà all'interno della nostra realtà solo più tardi. Ed è per questo che ci si può ricollegare all'opposizione 'distruggere vs costruire': la distruzione di qualcosa già esistente può dare un risultato immediato, in cui l'energia viene impegnata tutta e subito, in un atto fulmineo che non dà modo al pensiero di volgersi alle sue conseguenze successive, a lungo termine. Costruire qualcosa richiede invece dedizione, pazienza, attenzione, cura... e soprattutto tempo, ovvero ciò che ormai scarseggia o manca del tutto. Il 'tutto e subito' è dedito alla distruzione, alla conseguenza calcolata ma lontana da noi, se non temporalmente, almeno idealmente, in una dimensione spazio-temporale mentale.
Il fine distruttivo può essere letto, nei metodi e negli esiti, su scala differente, secondo il contesto cui applichiamo la stessa chiave di lettura: circostanze che hanno portato del benessere immediato, dopo un certo numero di decenni hanno portato l'Europa alla tremenda crisi che stiamo vivendo. Un uomo d'affari è in grado di dedicare la propria vita, meta dopo meta, alla propria carriera lavorativa, con promozioni e aumenti di stipendio, non rendendosi conto di distruggere gradualemte e contemporaneamente, dopo anni di perseveranza, la propria famiglia, che ha bisogno di lui come marito e come padre. Per un ragazzo soggetto a particolari sollecitazioni familiari e sociali, la distruzione di una porta in legno leggero e cartone (come quella nella figura sottostante), presa a calci e a colpi di sedia, può dare una sensazione di sfogo che nell'immediato soddisfa l'individuo e lo fa star bene con se stesso, valorizzandolo agli occhi del compagno che lo osserva come chi ha un potere che lo pone al di sopra di chi non ha la forza o il coraggio di fare ciò che sta facendo lui. Così rimane una porta distrutta, inutilizzabile perfino dal suo distruttore. Dunque l'opposizione 'distruggere vs costruire' può collegarsi anche a 'tempo breve vs tempo lungo', ma anche a 'impazienza vs pazienza' o 'cecità vs lungimiranza': chi è lungimirante ha la pazienza di dedicare il proprio tempo alla costruzione di qualcosa di solido che guardi ad un maggior bene futuro, piuttosto che ad un accontentarsi immediato e desideroso di una soddisfazione immediata, incapace di vedere un futuro costruttivo.

Lettura forzata? Possibile. Ma ciò che credo è che se il paradigma di 'valori' di un ragazzo che ha conosciuto soltanto determinati contesti di vita (in cui spiccano violenza, sopraffazione e, in casi come questo, povertà) viene sollecitato da determinate condizioni socio-culturali a più ampio raggio, come la percezione del tempo, allora è possibile che si ottenga un esito comportamentale che si avvicini ai casi limite cui ho fatto cenno e che ho avuto la possibilità di guardare faccia a faccia con gli occhi sì di un antropologo, ma anche con il rammarico di chi in una città come Palermo ci vive e vorrebbe vederla, con grande pazienza, un po' diversa.





permalink | inviato da Laurentius il 23/12/2011 alle 10:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
14 dicembre 2011
“Sentimenti in Concerto”. Presentazione della nuova antologia poetica a Termini Imerese
A dispetto di ogni iniziativa più o meno esplicita volta all’impoverimento economico e quindi sociale del territorio, Termini Imerese continua ad essere il centro di un risveglio culturale che riesce a coinvolgere e conquistare anche il circondario della cittadina siciliana, non escluse Palermo o addirittura Messina. Infatti, dopo la conclusione degli interessantissimi seminari “Cultura e Identità Siciliana – L’Isola e il Risorgimento”, l’associazione culturale Termini d’Arte si fa promotrice della pubblicazione – edita da Ila Palma, di Renzo Mazzone – dell’antologia poetica Sentimenti in Concerto, curata dal presidente dell’associazione Rita Elia, con introduzione del prof. Tommaso Romano.
L’antologia non è altro che un susseguirsi di ispirazioni artistiche di grande pregio, non solo di autori siciliani. Si tratta di una raccolta, nata dal 2° Raduno organizzato per la Giornata Internazionale della Poesia, che testimonia la grande vitalità dell’arte poetica, e in particolare di quella in lingua siciliana, una lingua che ha subito nei secoli il graduale declassamento a dialetto, a causa della competizione tra lingue locali e lingua nazionale. In questi contesti, quello isolano torna ad essere il re indiscusso degli idiomi, con i caratteri di delicatezza e raffinatezza che gli sono propri, accentuati dal contesto poetico.
La presentazione avrà luogo sabato 17 dicembre alle ore 16:30, alla Pinacoteca del Museo Civico, in via M. T. Cicerone, a Termini Imerese. Crediamo valga la pena essere presenti.





permalink | inviato da Laurentius il 14/12/2011 alle 12:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
17 novembre 2011
Pino Aprile a Termini Imerese, venerdì 25 novembre 2011
I meandri della storia riescono a far giungere, talvolta, a delle conclusioni eccezionali. Già, perché la storia non è il corso naturale di una serie di avvenimenti umani, e la storiografia non è la ricerca scientifica che prova semplicemente ad ordinare tali avvenimenti di per sé accaduti. La storia non è composta da compartimenti stagni atti a dividere dei periodi: è un continuum, razionalizzato, per poter essere studiato, dalla storiografia. Se fosse davvero possibile costruire una narrazione storica priva di selezioni, suddivisioni periodiche e scremature, non esisterebbe neppure quella che chiamiamo, appunto, ‘storia’. Ma la storia ‘canonica’, quella studiata per gradi di complessità dalle scuole elementari alle superiori, non è l’unica analiticamente ordinata possibile. Al suo interno esistono infatti numerose possibilità di descrizione, basate su un punto di vista differente, che se non insegnate insieme possono causare ciò che sta di fatto accadendo oggi in Italia e che non è escluso sia accaduto e possa accadere in altre parti del mondo. Inoltre, deve essere ricordato che tale storia ‘canonica’ non riguarda che determinate tipologie sociali, soprattutto d’alto rango, ovvero si parla di ‘storia di lunga e media durata’, per citare Fernand Braudel, ovvero di argomentazioni riguardanti la vita politica ed economica di una determinata zona geografica. Molto meno spesso si parla, tra queste, della ‘storia di breve durata’, del contadino che per portare del pane a casa è costretto a spezzarsi la schiena sotto il pesante giogo dei gabelloti e dei despoti di turno, che molto spesso subisce soprusi e giudizi sommari e che ha a che fare con una realtà che scorre in una maniera ben differente da quella di chi si trova alcuni gradini sociali più in alto. La storia che ci viene raccontata è dunque molto più spesso quella dei re, dei nobili e dei potenti, e solo alcuni studi di matrice più specificamente accademica sono in grado di fare maggiormente luce anche su determinate condizioni di vita dello strato, cosiddetto, ‘popolare’. Ma se è vero che, per quanto ad esempio riguardi il ‘Risorgimento’ (le virgolette non sono un caso), a scuola ci è sempre stata raccontata e descritta, talvolta anche quasi con le lacrime agli occhi degli insegnanti, la romantica eroicità di determinati personaggi quali Garibaldi, Vittorio Emanuele, Cavour, D’Azeglio, Bixio – e si potrebbe continuare –, ecco che d’un tratto, come per magia, salta fuori una descrizione storica del tutto differente, quasi come se ci si stesse riferendo ad un altro contesto storico e non al medesimo. E allora si inizia a credere che queste ultime disquisizioni revisioniste siano solo una presa in giro, e che ciò che deve rimanere incrollabile siano i capisaldi in cui, sin da bambini, si è sempre creduto. E invece Pino Aprile, ex vicedirettore di Oggi e direttore di Gente, nato a Gioia del Colle di Bari, con quello che sarebbe poi diventato il suo Best seller, ovvero il libro Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del sud diventassero ‘meridionali’, è riuscito realmente ad agitare le acque su questi scottanti temi, temi che in Italia assumono le dimensioni di un vero e proprio mostro che si credeva fosse stato seppellito da tempo e per sempre proprio grazie alla travolgente propaganda, anche e soprattutto scolastica e poi mediatica, volta all’eliminazione dalla cultura e dalla memoria popolare di qualcosa che ancora oggi è spudoratamente taciuto, a partire proprio dai piani alti della politica nazionale. Terroni risulta così un punto di partenza che in effetti tale è solo per quanto riguarda, ancora una volta, il clamore mediatico, mentre non si tiene generalmente conto di altrettanto importanti autori come Nicola Zitara, Gigi Di Fiore, Antonio Ciano e molti altri, senza escludere Antonio Gramsci già nei primi del Novecento, autori che hanno tentato di dimostrare, con un’innumerevole quantità di documenti alla mano, alcune delle controversie più importanti riguardanti quello che ancor oggi chiamiamo ‘Risorgimento’. Si sta parlando di attestazioni e documentazioni di stragi arbitrarie da parte di garibaldini e soldati sabaudi ai danni di inermi cittadini siciliani e napoletani; di demitizzazioni di false vittorie epiche – si pensi alla falsità della tanto decantata vittoria di Garibaldi a Calatafimi, in seguito ad una battaglia in realtà mai avvenuta –; di deportazioni di soldati e civili nel primo campo di concentramento in Europa, a Fenestrelle, in Piemonte, dove le persone venivano lasciate morire di freddo o squagliate nella calce. Si parla, insomma, di un altro ‘Risorgimento’, che permette di domandarci da cosa e come si sia ‘risorti’, se parliamo del Meridione italiano. Ma Pino Aprile non si accontenta di scrivere un solo libro su questo argomento, scottante quanto appassionante e ricco di interesse anche per approfondimenti di carattere più particolarmente accedemico. A distanza di quasi due anni nasce infatti Giù al Sud. Perché i terroni salveranno l’Italia, che verrà proprio presentato a Termini Imerese il prossimo venerdì 25 novembre alle 16, nella pinacoteca del Museo Civico. L’evento è stato organizzato dall’associazione culturale Termini d’Arte di Rita Elia, nell’ambito dei seminari “Cultura e Identità Siciliana – L’Isola e il Risorgimento” il cui programma durerà fino a dicembre. Insieme all’autore sarà presente il già citato scrittore Antonio Ciano, oggi assessore al demanio del Comune di Gaeta, insieme ad altre personalità di rilievo come il prof. Tommaso Romano. Coordinerà l’incontro Fonso Genchi. Pensiamo valga la pena partecipare, se non altro per mostrarci finalmente almeno un po’ interessati alle motivazioni, che ci riguardano, per cui lo Stato italiano si ostina ancor oggi a tacere su determinati argomenti, forse per paura che possano ancora far male a qualcuno.





permalink | inviato da Laurentius il 17/11/2011 alle 20:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
11 novembre 2011
Giulia Innocenzi: "L'Italia è nelle mani di Napolitano". Addirittura??
Stamane mi è giunta questa inaspettata e-mail, quasi delirante, da parte dello staff di Avaaz, e in particolare di Giulia Innocenzi:

<< L'Italia è sull'orlo del collasso e solo il Presidente Napolitano può salvarci.

Il Parlamento deve approvare subito la legge di stabilità per mandare a casa Berlusconi e votare un nuovo governo
che possa ridare fiducia all'Italia e salvarci dal baratro. Ma i parlamentari potrebbero perdere tempo per i loro interessi di bottega e prolungare così l'agonia politica. Soltanto il Presidente Napolitano può fermarli, ma ha bisogno di tutti noi per fare fronte comune nella sua richiesta di azioni immediate e in nome dell'interesse pubblico.

Anche un solo giorno di ritardo potrebbe essere decisivo per far collassare la nostra economia e la nostra democrazia. Mettiamoci ora dalla parte del Presidente Napolitano, liberiamoci di Berlusconi per il finesettimana e cominciamo un'era di buon governo. Clicca sotto per firmare la petizione e fai il passaparola con tutti i tuoi amici:

http://www.avaaz.org/it/berlusconi_dimettiti_2/?vl


Il regno di Berlusconi, in piedi ormai da 17 anni, ha impoverito le famiglie italiane, avvelenato la nostra democrazia e lasciato il paese ora sull'orlo di una catastrofe finanziaria
che potrebbe avere un impatto nefasto per tutta Europa. Grazie alle sue tattiche vergognose e alla compravendita dei parlamentari ha protetto i suoi interessi privati lasciando il nostro paese in rovina e alla mercé degli speculatori.

La situazione politica e finanziaria dell'Italia è sull'orlo del collasso. Ora il nostro Parlamento è chiamato a votare riforme economiche e un nuovo governo per rassicurare gli alleati europei e i mercati e per traghettarci verso le elezioni. Ma dobbiamo far sì che questo succeda velocemente e che gli interessi dei cittadini siano messi davanti a quelli dei banchieri, e che i nostri diritti e il nostro stato sociale non siano distrutti in nome dell'austerità.

La fine del berlusconismo è alle porte, ma sta a noi garantire che lui non ci porti con sé nella sua caduta. Il Presidente Napolitano sta facendo tutto ciò che è in suo potere per traghettare l'Italia verso una nuova era piena di speranza, ma ha bisogno di tutto il nostro sostegno perché lui sia più forte degli interessi organizzati e corrotti. Clicca sotto per metterti dalla parte del Presidente Napolitano e fai il passaparola con tutti i tuoi amici per raggiungere numeri stratosferici:

http://www.avaaz.org/it/berlusconi_dimettiti_2/?vl


Negli ultimi 18 mesi abbiamo combattuto contro tutti i tentativi di Berlusconi d'indebolire seriamente la nostra democrazia, e abbiamo vinto
- contro il bavaglio ai giornalisti, ai giudici e a internet, come contro i suoi diversi escamotage per garantirsi l'immunità. Ora il suo mandato disastroso sembra essere al tramonto, ma dobbiamo far sì che accada nel modo più rapido e indolore possibile. Uniamoci per liberare l'Italia da Berlusconi una volta per tutte e costruiamo insieme la democrazia che tutti noi desideriamo!

Con speranza e determinazione,

Giulia, Alice, Luis, Alex, Ricken, Pascal, Benjamin e il resto del team di Avaaz
>>

La mia risposta:

<< Cara Giulia, non so come tu abbia avuto il mio indirizzo e-mail, ma ti ringrazio per avermi inviato il tuo appello. Più che altro, ti ringrazio perché ciò che hai scritto, no so se indotta o meno da qualcuno, consapevolmente o no, mi fa davvero riflettere moltissimo.
Premetto, in merito, che non sono affatto un 'berlusconiano', né uno di Destra, uno di Sinistra o di Centro. Sono solo qualcuno che è convinto che la politica in senso stretto abbia ormai ceduto definitivamente (tramite un processo lungo decenni) il passo ad altri modi di concepire l'organizzazione di un Paese. Ma che dico? Non solo di un Paese, ma dell'Europa intera... o addirittura del mondo. Già, perché oggi, e ciò è abbastanza evidente, non si può più pensare di gettare addosso ad un solo uomo (in questo caso Berlusconi, ma avrebbe anche potuto essere un altro) tutto il 'peccato del mondo', in questo caso dell'Italia. Né credo minimamente che un solo uomo (in questo caso Napolitano) possa salvare proprio quello stesso mondo che sta affondando sotto i nostri piedi, a meno che non abbia una 'S' stampata su un body azzurro e un mantello rosso. Lo stesso era accaduto proprio con Berlusconi, da molti annunciato come il 'salvatore' di un'Italia lacerata da Tangentopoli, dalle stragi di mafia e dalle minacce di secessionismo leghista. Pensiamo che l'Italia non abbia mai passato, in tempi recenti, periodi bui come quelli che stiamo attraversando adesso? L'Italia, forse... La Sicilia, invece, ne ha passate e ne sta passando di brutti periodi, ma gettato nel calderone del centralismo e dell'imperialismo economico del nord-Italia il grido siciliano non risulta altro che un sussurro indistinguibile. Adesso, dirai, è l'Italia tutta che si trova in grave pericolo: beh... sbagliato. Già, perché da noi, nel sud-Italia e in Sicilia, la crisi non è mai iniziata: c'è sempre stata, almeno dal 1860. Se si aggrava la crisi in tutta Italia, sud e Sicilia non saranno mai allo stesso livello di crisi del nord, ma giungeranno ad un abbassamento di livello economico e di benessere proporzionale alle soglie economiche e di benessere precedenti alla crisi... che non possono essere paragonate a quelle del nord. Col cavolo, quindi, che dobbiamo stare uniti! E' un dato di fatto avvalorato da ogni tipo di documento storico ed economico, il fatto che l'Italia sia un Paese unito soltanto perché determinate élites potessero acquisire benefici prettamente economici, e lo stato delle cose si è sì evoluto in questi 150 anni ma sempre sulle basi gettate da chi ha voluto a tutti i costi unire l'Italia, per renderne ricca una parte e sottosviluppata un'altra. Oggi, su scala diversa, sta avvenendo la stessa cosa per l'unione dell'Europa, un'unione che, se è voluta dai cittadini (anche se non mi pare sia mai stato chiesto loro un parere in merito: alla faccia della 'democrazia'), lo è solo per l'induzione dei mezzi mediatici proprio in mano, in ultimo, a quelle stesse élites che intendono portare a termine degli ingarbugliati ma precisi disegni di potere.
Andiamo... Sappiamo bene che Mario Monti è un massone, un economo che verrà piazzato come capo del Governo italiano per gli scopi di un'Europa che insiste con il dire che noi cittadini avremmo un debito pubblico da sanare... Già: NOI CITTADINI! Ma quale debito? A chi dovrei dei soldi, io, in prima persona?? E per quale ragione al mondo?? Chi lo dice??
Se salvare l'Italia, secondo te, vuol dire avallare tutto ciò, allora non riesco a non credere o che tu sia un'ingenua... o che tu sia una pedina consapevole di ciò che significhi realmente la crisi che stiamo vivendo.

Né Napolitano, né Monti, né Berlusconi salveranno un bel nulla. Se non sarà la popolazione a svegliarsi davvero, noi poveri mortali e i nostri figli finiremo presto nello stomaco di qualche economista o banchiere. E questo tipo di petizioni, come quella che pubblicizzi inviando delle e-mail ad indirizzi personali e non pubblici (e questa potrebbe anche essere tacciata come violazione della privacy), sono funzionali proprio a ciò, che tu lo sappia o meno.

Buona giornata.

L. M.
>>



Giulia Innocenzi



permalink | inviato da Laurentius il 11/11/2011 alle 15:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
7 novembre 2011
Statuto Fest - Domenica 13 novembre in piazza R. Settimo (Politeama)
Domenica 13 novembre, dalle ore 10:30, avrà il via la manifestazione organizzata per chiedere l'integrale applicazione dello Statuto Siciliano. L'organizzazione fa testa al comitato di liberi cittadini La Sicilia e i Siciliani per lo Statuto, e sarà un evento patrocinato dalla Regione Siciliana. Sarà una giornata all'insegna sì del dibattito politico, ma anche dell'arte, dello sport, dell'eno-gastronomia e della musica.

L'appuntamento è in piazza Ruggiero Settimo (Politeama).
L'evento avrà termine intorno alle 21:00.






permalink | inviato da Laurentius il 7/11/2011 alle 17:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 93902 volte



gestione della conoscenza
geo

 


Questo logo è protetto da licenza Creative Commons, come specificato qui di seguito.
Licenza Creative Commons
Logo Laurentius - Lorenzo Mercurio by Lorenzo Mercurio - Laurentius is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at a1.l3-images.myspacecdn.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://laurentius.ilcannocchiale.it.

Licenza Creative Commons
BLOG - http://laurentius.ilcannocchiale.it by Lorenzo Mercurio is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at laurentius.ilcannocchiale.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://laurentius.ilcannocchiale.it
TUTTE LE OPERE SCRITTE DI QUESTO BLOG SONO SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS; GLI ARTICOLI QUI PRESENTI COPIATI IN ALTRI LUOGHI DEVONO RIPORTARE LA FONTE ED E' VIETATA LA LORO REVISIONE, MANOMISSIONE O UTILIZZO A SCOPO DI LUCRO

 

BIO

Lorenzo Mercurio nasce a Palermo il 15 novembre 1978. Si trasferisce ad Acireale (CT) con la famiglia per un paio d'anni (1982-1983) a causa del lavoro di suo padre, per poi tornare a vivere stabilmente a Palermo. Dopo le scuole medie si iscrive all'Istituto Tecnico Statale per Geometri Filippo Parlatore, lo stesso di cui fu preside, alcuni decenni prima, il prof. Rosario La Duca. Consegue il diploma nell'estate 1998 e si iscrive alla Facoltà di Scienze Geologiche, che frequenterà solo per poco più di un anno. Assolve gli obblighi di leva svolgendo servizio di Obiettore di Coscienza presso l'Unione Italiana Ciechi di Palermo. Tornatagli la voglia di studiare e conoscere, si iscrive alla fine del 2002 al corso di laurea triennale in Beni Demoetnoantropologici alla Facoltà di Lettere di Palermo, con la ferma intenzione di portare a termine il percorso di studi scelto. Qui entra in contatto con studiosi di fama internazionale come Antonino Buttitta, Elsa Guggino, Giovanni Giuriati, Silvana Miceli, ma anche come Ignazio Emanuele Buttitta, Sergio Bonanzinga o Fatima Giallombardo. Raggiunta la laurea triennale nel 2008, si iscrive immediatamente al corso di laurea specialistico in Antropologia Culturale ed Etnologia, conseguendo la laurea magistrale nel 2010 con la votazione di 110 su 110 e la lode. 

Al momento svolge mansioni di grafico, docente di laboratorio storico-culturale, collaboratore di un'agenzia turistica e cantante. Conta delle collaborazioni con associazioni culturali come la Termini d'Arte di Termini Imerese.

Si interessa di studi simbologici, in particolare di simbologia storica siciliana.

E' anche poeta, scrittore e saggista. Non esclude un possibile tentativo futuro di pubblicare editorialmente dei propri lavori.
 


Lavori foto & grafici di LORENZO MERCURIO

 

 

 

 

 

 

 

 




IL CANNOCCHIALE